Principali dubbi sulla proposta comunale e risposte

Abbiamo preparato un resoconto con i principali dubbi emersi dalle discussioni delle Commissioni con l’intenzione di farlo arrivare a tutti  i Consiglieri comunali prima della discussione in Consiglio comunale.

Scarica il documento: Lettera ai Consiglieri + domande e risposte

Abbiamo quindi chiesto informazioni all’URP, che ci ha indirizzato all’Ufficio del Consiglio Comunale. La risposta arrivata è:

Gentile Signore,
per invio di e-mail o pec ai Consiglieri comunali può utilizzare il seguente indirizzo e-mail: ufficio_consigliocomunale@comune.trento.it; indirizzo pec: consiglio.comune.tn@cert.legalmail.it.
Provvederà poi l’Ufficio consiglio a recapitare quanto da Lei inviato ai Consiglieri comunali.
Cordiali saluti.

LA CAPOUFFICIO
– f.to dott.ssa Paola Calza –

Preparato il documento da allegare lo spediamo via PEC all’indirizzo indicato… ma qua arriva il primo problema: l’indirizzo risulta “non ammesso” dal servizio di PEC per i cittadini! Spediamo quindi il tutto via posta elettronica tradizionale. E’ stato spedito lunedì 19, rimaniamo in attesa, sperando il messaggio arrivi a destinazione.

Aspettando la discussione che probabilmente si terrà il 4 dicembre alle ore 18:00, stiamo organizzando una conferenza stampa di presentazione. La data più probabile è venerdì 30 novembre.

RIPORTIAMO SOTTO IL CONTENUTO DEL DOCUMENTO

Principali dubbi emersi dalle discussioni delle Commissioni e rispettive risposte

I COSTI

L’eliminazione del quorum comporterebbe un aumento dei costi per il Comune?

I referendum comunali per la città di Trento hanno un costo stimato in 200.000€, costo che non dipende dall’esito della proposta di eliminazione del quorum.

L’utilizzo esteso degli strumenti di democrazia diretta nel mondo mostra che essi fanno risparmiare soldi dei contribuenti. Nell’estate del 2002, Economie Suisse, espressione del mondo del business svizzero, scrisse che “la democrazia diretta dovrebbe essere promossa a tutti i livelli dello Stato” perché di essa beneficiava l’economia. Questo fu dovuto a tutti gli studi accademici che dimostravano i legami tra la democrazia diretta e la crescita economica, sollecitati negli anni ‘90 dalle critiche sempre più numerose al modello democratico svizzero. L’economista Gebhard Kirchgässner di S. Gallo e il prof. dell’Università Marburg, Larsfeld, elaborarono addirittura un’analisi statistica sull’influenza positiva della democrazia diretta sulla crescita economica.

A livello nazionale è emblematico l’esempio del referendum  del 1993 che con affluenza del 77% e voto favorevole del 90% chiese di togliere il finanziamento pubblico ai partiti. Nonostante la chiara volontà popolare i partiti reintrodussero il finanziamento, cambiando il nome in “rimborso elettorale” e dal 1994 ad oggi hanno ricevuto la somma di 2.250.000.000€. Quante votazioni referendarie si sarebbero potute sostenere con una simile somma risparmiata?

Per quanto riguarda il Comune di Trento negli ultimi 15 anni si sono tenuti 2 soli referendum ad un singolo quesito, uno sull’ampliamento dell’Aeroporto Caproni e uno sull’inceneritore a Ischia Podetti, tutti e due annullati per mancato raggiungimento del quorum. Senza il quorum si sarebbe dato valore al parere della maggioranza e cioè, in questi specifici casi, di non insistere in investimenti su progetti probabilmente non ritenuti prioritari dai cittadini. Anche in questo caso i soldi risparmiati avrebbero “ripagato” ampiamente le due chiamate referendarie.

Il problema dei costi non dipende da questa proposta, ma potrebbe essere radicalmente limitato modificando lo Statuto Comunale in alcuni punti, come ad esempio permettendo, anzi incentivando, l’accorpamento delle sessioni referendarie alle più vicine elezioni dei rappresentanti, valorizzando ogni eventuale chiamata referendaria con più quesiti, e introducendo strumenti che permettano una drastica riduzione dei costi, come le firme elettroniche, già previste per “l’Iniziativa dei Cittadini Europei”, norma che dovrebbe essere già recepita e regolamentata da tutti gli stati UE e che prevede appunto anche la raccolta di firme tramite modalità informatiche certificate.

QUORUM E FIRME DA RACCOGLIERE

Un’eliminazione del quorum dev’essere accompagnata da un aumento del numero di firme da raccogliere per presentare richiesta di referendum?

Attualmente lo Statuto del Comune di Trento riporta che la richiesta di referendum deve essere avanzata da 2000 cittadini (art. 19 comma 1), che su circa 90.000 elettori corrispondono al 2,2%. A livello nazionale le firme necessarie corrispondono all’1% degli aventi diritto al voto, quindi il Comune di Trento prevede già una soglia più che doppia rispetto a quella richiesta a livello nazionale. Le 2000 firme richieste vanno raccolte entro 90 giorni, con determinate modalità (su moduli vidimati, in presenza di precisi soggetti “autenticatori” e successivamente certificate). Per normali cittadini raccogliere sottoscrizioni con le attuali modalità è un lavoro imponente, servono infatti risorse per predisporre i banchetti di raccolta, bisogna riuscire a contattare i soggetti autorizzati ad autenticare le firme e convincerli a garantire la loro presenza, molto tempo da dedicare, tentare di raggiungere i media, e questo impegno è solo per fare richiesta di referendum, dopodiché serviranno altre risorse per l’eventuale campagna referendaria.

Questi vincoli creano già ora un divario tra le opportunità dei cittadini e quelle ad esempio dei partiti, che  non hanno particolari problemi per quanto riguarda l’aspetto economico, hanno già contatti con i media, rapporti con gli uffici comunali, hanno già un seguito di persone facilmente contattabili e mobilitabili, e cosa più importante hanno già al loro interno i soggetti che possono autenticare le firme (assessori, consiglieri comunali o provinciali, presidenti o vicepresidenti di circoscrizioni…).

Voler aumentare ulteriormente la soglia di firme necessarie sarebbe una forzatura negativa, non giustificata, e che considerati gli attuali vincoli per la raccolta delle sottoscrizioni sfavorirebbe possibili richieste di referendum da parte dei cittadini a favore di quelle provenienti da partiti o altri gruppi organizzati.

E’ interessante osservare come l’art. 123 della Costituzione preveda (a livello regionale) la possibilità di sottoporre a referendum confermativo lo Statuto della Regione entro tre mesi dalla sua pubblicazione, tramite richiesta di un cinquantesimo degli elettori della Regione, e senza quorum. Facendo un paragone a livello comunale, un cinquantesimo (valore sufficiente per bloccare la promulgazione dello Statuto di una Regione) calcolato sul numero di elettori del Comune di Trento corrisponde a 1800 cittadini.

LIMITI DEI FERERENDUM COMUNALI

C’è il rischio che con i referendum si possa eliminare ogni norma comunale, bloccando di fatto l’operato dell’amministrazione?

Se sussistesse la reale possibilità di eliminare tramite referendum ogni norma comunale questo si sarebbe già verificato e il problema sarebbe già emerso. La nostra proposta riguarda però la sola eliminazione del quorum, e non va ad agire sulle materie referendabili.

Inoltre lo Statuto dal Comune di Trento indica già chiaramente le materie non referendabili (art. 19 comma 2) e cioè:

–          Statuto, regolamento interno del Consiglio comunale e di quelli circoscrizionali

–          Bilancio preventivo ed il conto consuntivo

–          Provvedimenti concernenti tributi e tariffe

–          Provvedimenti inerenti all’assunzione di mutui o emissione di prestiti

–          Atti relativi al personale del Comune

–          Provvedimenti relativi ad elezioni, nomine, designazioni, revoche e decadenze

Per cui la possibilità di referendum da parte dei cittadini è già notevolmente limitata dall’attuale Statuto.

Infine, il Consiglio comunale non è vincolato all’esito referendario, avendo solo un obbligo di “espressione” sul referendum entro 3 mesi dal suo svolgimento.

LA PARTECIPAZIONE

In Svizzera sono ad un referendum ogni domenica? Eliminando il quorum ci sarà un aumento incontrollato dei referendum? Cosa succede nel resto del mondo?

In  Svizzera ci sono questi strumenti da oltre un secolo e mezzo e i cittadini rispondono in media a 10 quesiti referendari l’anno, ma tutti vengono raggruppati in 3 date, decise il dicembre dell’anno precedente. Inoltre i cittadini possono votare anche per posta e tramite internet (e lo fanno in grande maggioranza con notevole risparmio di tempo e di soldi per seggi e scrutatori).

Lo Statuto Comunale prevede attualmente vari limiti anche al numero di referendum possibili, in particolare l’art. 19 comma 8 recita che “non è consentito lo svolgimento di più di una tornata referendaria in un anno e su non più di sei quesiti”. Il rischio che si verifichi un eccessivo ricorso allo strumento referendario non è quindi possibile.

Guardando ad altri Comuni vicini che non prevedono un quorum per i referendum, come ad esempio Villa Lagarina (TN) e Cavalese (TN), si può verificare che nonostante l’assenza di questo vincolo non si sono finora tenuti referendum comunali, quindi l’eliminazione del quorum non può essere imputata di portare un aumento del numero di referendum richiesti.

Per quanto riguarda la situazione internazionale proprio nelle ultime settimane sono arrivati segnali ben precisi. Domenica 21 ottobre 2012 si è tenuto in Islanda un referendum (senza quorum) con sei quesiti, tra i quali quello più atteso era sull’utilizzo di una bozza di Costituzione elaborata via web, come base da utilizzare dal Parlamento per definire la nuova Costituzione, e che ha ottenuto un’ampia maggioranza favorevole. Pochi giorni prima si è stabilito che entro fine 2014 si dovrà tenere il referendum  per la possibile indipendenza della Scozia. Nel marzo 2013 anche le isole Falkland si esprimeranno sulla loro sovranità rispetto al Regno Unito, sempre tramite referendum. Negli Stati Uniti il 6 novembre 2012 si sono svolti contemporaneamente alle elezioni presidenziali 174 referendum a livello dei singoli stati.

Ultimo, ma non per importanza, il 25 novembre 2012 i cittadini di Dobbiaco (BZ) saranno chiamati ad un referendum consultivo (senza quorum) per esprimersi su tre progetti per la migliorare la viabilità, inoltre il Comune  ha predisposto un semplice e chiaro opuscolo informativo con le informazioni essenziali e il diritto di voto sarà esteso anche ai cittadini che hanno compiuto 16 anni.

Si ringrazia per l’attenzione.

Comitato promotore dell’iniziativa “Quorum Zero a Trento”

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